Remi Rough.

La compressione e l’espansione delle storie dell’arte

Remi Rough è un magnifico esempio di chiarezza artistica, precisione nell’esecuzione e costante impegno nello sviluppare la pittura e la teoria, superando la sua pratica da influente, giovane writer nella metà degli anni Ottanta a Londra. Remi ha avuto la capacità di ripensare alcune teorie e certe pratiche artistiche storicamente essenziali, appartenenti alla prima metà del Ventesimo secolo, insufflando loro nuova vita attraverso le lenti e l’energia del writing e della pittura.

Ho sempre pensato che se gli studenti d’arte fossero una mosca sul muro e potessero origliare i nostri dialoghi su argomenti quali arte e cultura, non avrebbero avuto bisogno di frequentare le accademie di belle arti. Tra tutti i compagni di pittura e di lavoro in studio con cui mi sono confrontato, devo dire che Remi ed io abbiamo condiviso gli aneddoti più personali e provocatori su cosa sia creare arte e analizzarla, sulle nostre pratiche in studio e il tipo di organizzazione necessaria per fare gli artisti. È quindi per me un onore scrivere di lui alla vigilia della sua nuova mostra Post Suprematist per la Kronos Gallery di Trento in Italia.

Remi è stato attratto da quel movimento artistico americano nato sulle metropolitane alla fine degli anni Sessanta da ragazzi del centro di New York, contrari ai condizionamenti sociali e irriverenti verso le convenzioni contemporanee esistenti in ambito artistico. Erano ragazzi che avevano scoperto valori, identità e uno scopo grazie all’innovazione del writing – pratica di arricchimento visivo della propria firma – e alla sua attuazione su qualsiasi tipo di superficie, come muri, treni e autobus. Eppure tale comportamento illegale ad alto rischio ha dato un valore inaspettato a un artista come Remi, che vi ha visto un potenziale come forma artistica, al di là della sua illegalità. L’aver trovato un valore nella creatività e nel senso di comunità tipici della cultura del writing, lo avrebbe poi portato a perfezionare il suo talento rispetto ai suoi coetanei che avevano consumato avidamente i riferimenti provenienti dal bacino americano.

Remi ha dipinto seguendo le forme tipiche del writing finchè non ha avuto modo di scoprire Futura, artista americano che, notoriamente, aveva abbandonato l’analisi della lettera a favore di una pittura astratta. Futura lo ha ispirato con un pensiero critico e ha influenzato sia il suo stile nel lettering sia le sue tecniche pittoriche. Remi ha continuato a distillare quello stile pittorico molto pesante che aveva elaborato durante la sua giovinezza, iniziando a evitare il colore e a lasciare solamente le forme essenziali delle lettere, in netto contrasto al suo lavoro precedente. Questa scissione lo ha portato a concentrarsi su sagome essenziali e assenti da legami complessi, come quelli che chiunque troverebbe nel lettering, e ha iniziato a formulare una tavolozza di colori adatta allo stile della sua firma, elementi che avrebbero poi portato a quel cambiamento orientato a forme geometriche imponenti.

Negli anni in cui ho osservato l’evolversi del lavoro di Remi ho imparato ad apprezzarne la lunga e paziente processualità che, consapevolmente, ha afferrato qualcosa di complicato com’è lo stile tipico del writing per inaridirlo, portandolo a forme essenziali, e lo ha denudato dalla sua pesantezza focalizzandosi sui macro elementi. Entrambi pensiamo che queste siano state le stesse riflessioni con cui si siano scontrate le Avanguardie del primo Novecento e che in tali aspetti risieda il futuro del post-graffitismo.

I nostri primi dialoghi ruotavano attorno all’arte e alle teorie delle Avanguardie francesi, italiane e russe, che, per noi, erano innate nei writer ribelli della nostra generazione.

Remi aveva una forte inclinazione verso Kazimir Malevich, mentre io avevo un’affinità per artisti come Vladimir Tatlin e Umberto Boccioni. I nostri lunghi dialoghi ci avrebbero aiutato a introdurre alcune nuove scoperte relative a questi particolari periodi artistici.

Come ho anticipato, Remi ha scelto un percorso similare a quello di Malevich e, ancor di più, per il suo pensiero critico a Moholy Nagy.In Malevich, Remi ha colto il potere della rigidità, dell’astrazione non oggettiva come una via da seguire, mentre io l’ho vista come una strada introspettiva verso la purezza, distante dagli aspetti superflui del writing dove lo stile pittorico risulta estremamente arricchito. Il suo lavoro può essere prontamente identificato come Post-suprematismo, dato che indica una continuità con le idee di Malevich, El Lissitsky e altri.

Una superficie dipinta è una reale forma vivente.
— Kazimir Malevich

Tuttavia, tra questi talenti, consideriamo ora le opere di Lazlo Moholy-Nagy, pittore e scultore costruttivista. Se confrontiamo attentamente da vicino i due artisti, vedremo che utilizzano efficientemente i principi relativi a spazio, trasparenza, opacità, traslucenza e riflettanza per creare illusioni di matericità e persino movimento.

Le opere di Remi spesso flirtano anche con altre correnti come l’espressionismo astratto, che, tuttavia, viene spesso relegato dietro alle sagome di chiara ispirazione suprematista poste sulla superficie pittorica. A un primo sguardo sono rimasto confuso dalla più recente serie di forme «pieghevoli» nello spazio, non ero certo di questa sua deviazione dal Suprematismo, per poi rendermi conto che quest’ultima sia stata di fatto un ulteriore aggiunta, come se Remi stesse dando vita a Malevich in primo piano. Anche qui, ho riscontrato l’importanza di Moholy-Nagy, dato che tali geometrie, per essere efficaci, dovessero infondere i principi di cui l’artista era stato anticipatore, elaborati da Remi in modo da farli funzionare nelle sue opere bianche e nere su carta che, in un certo senso, suggeriscono una topografia architettonica.

Sono rimasto colpito dagli ultimi dipinti in cui indica una sorta di “compressione” per quanto essi risultino compiuti, il che dimostra che Remi ha colto tutto quello doveva imparare dai graffiti fino all’arte moderna e ha instillato queste idee all’interno di opere che condividono storie personali e documentate. L’aver racchiuso quelle forme piegate all’interno di geometrie imponenti mi fa pensare a qualcosa di nuovo, come se vi fosse una loro inclinazione anche al Brutalismo. Se si dovessero prendere in considerazione i tanti murali che Remi ha completato, si potrebbe vedere che le sue superfici dipinte abbiano la capacità di suggerire sia l’idea di movimento sia il loro scostamento fisico da esse. Ecco perché la citazione di Malevich diviene così rilevante nell’analisi dei dipinti di Remi Rough.

Carlos Mare | Curatore del Museum of Graffiti, Miami

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